Profil de anninolaWindows Life Spaces di a...PhotosBlogListes Outils Aide

Blog


30 décembre

rosso di bacco e ciambelline

ho sempre avuto amici lontani. le amicizie locali, quelle distribuite tra la mia città e i dintorni, in qualche modo sono finite. anche quelle che, all'epoca, mi immaginavo durare per una vita. ci immaginavo grandi, adulti, ancora insieme. quelli lontani li ricordo sempre con molto affetto, anche se la contingenza ci ha separato definitivamente. che poi non è mai definitivo, ma se uno si laurea, trova lavoro e vive in un'altra città in cui si sposa, e questa città poi è Tokyo, si capisce, giocoforza, che il tempo per le altre relazioni è esiguo.
quando ci si incontra per caso dopo anni, è come se tutto fosse come prima. non mi spiego come. non mi spiego come mai potevamo parlare così liberamente e con sincerità delle nostre cose nelle rare occasioni in cui, casualmente, dividevamo un viaggio in treno. eppure...
probabilmente ci unisce un affetto che è rimasto sempre puro. al liceo ci volevamo un gran bene ma questo bene non ha mai trovato forma. forse è questa.... indefinibile... a distanza.
 
non so perchè sto pensando a c. del resto è dall'altra parte del pianeta.
almeno posso "pensare" a lui.
  
ora mi si è sciolta la lingua. o dovrei dire i pensieri e le dita?
(pausa)
qualche giorno fa è stato natale.
le uniche cose degne di menzione per la festività di quest'anno sono:
  • il fatto che io abbia cucinato il pranzo del 25. cioè, avete capito? io ho cucinato (vegetariano) per tutti. che non eravamo tanti, ma se pensate che tra i commensali c'erano le fameliche fauci di mio fratello, sua moglie e la peste, allora immaginerete la mia preoccupazione e il rischio che loro hanno voluto correre, per il bene che mi vogliono. bene che a volte non è ricambiato. lo ammetto. so' cattiva pure a natale e non ci penso proprio ad essere buona manco quel giorno.
  • il fatto che qualcuno mi abbia regalato una gelatiera.
  • il fatto che qualcun altro che non avrebbe dovuto farmi un regalo me lo ha fatto.
  • il fatto che molti degli amici quest'anno abbiano dato forfait e altri, invece, siano stati con me ore e ore e ore per diverse sere a non fare altro se non bere vino, mangiare ciambelline e chiacchierare.
  • il fatto che non ce la facevo a fare finta di niente, che avrei voluto fare dietro-front e lasciarlo lì con loro ma ho avuto una così grande forza di volontà e sangue freddo misti a voglia di fare la stronza senza sembrarlo, che ho resistito e ho preparato rooibos alla cannella con il dolce di carote.
  • il fatto che diana mi è stata spalmata addosso il più possibile.
  • il fatto che ho avuto il tempo per pensare a tutte le persone che amo e che per vari motivi non ho vicino.

il natale ha come utilità quella di avere molto tempo a disposizione tra una cazzeggiata e l'altra per poter pensare con più calma.

 

fletto i muscoli e sono nel vuoto...

 
 
è lui! il mio eroe!
23 décembre

brutti ma buoooni!

Ultimo appuntamento delle avventure culinarie di mazzokki scièf!
 

Foto senza titolo

un pomeriggio decidete alle 14 di fare dei biscotti, calcolando che alle 16 dovrete uscire.
allora prendete le nocciuole (localmente denominate "nokkie") e pesatene 150 grammi. prendete la stessa quantità di zucchero semolato e due albumi. per chi si ostina a chiamarli "chiare": SI CHIAMANO ALBUMI, TROGLODITI!!!!
allora...
decidete di montare a neve gli albumi, perchè voi, contro quello che detterebbe il buon senso, volete farlo come prima cosa. è un'operazine difficile, piuttosto aleatoria, quindi mettetevi di buona lena con la frusta elettrica.
indolensitevi il braccio. è necessario, se no non esce bene.
nel frattempo meditate a lungo sul fatto che forse, e dico forse, le vostre nocciuole non sono tostate. non c'è del resto scritto sulla bustina. come fare? domandatevi grattandovi la capoccetta... come si tostano le nocciole? e soprattutto, perchè tostarle? mentre vi domandate, vi fa male un braccio e con l'altro vi sorreggete il mento, dubbiosi, abbiate questa trovata: accendete il forno e schiaffateci dentro le noccioule, nella speranza che ben presto si tostino, e cada loro quella pellicina marrone che, in effetti, nei dolci a base di nocciuole non c'è mai.
aspettate un sacco di tempo e spazientitevi, dopo aver battuto gli albumi egregiamente. tirate fuori le nocciuole dopo avere spento il forno e cercate di capire se sono sufficientemente tostate. per farlo, prendetene diverse, cercate di sbucciale e bruciatevi i polpastrelli. fatevi male, è necessario. notate con disappunto che, dopo un sacco di tempo, le dannate nocciuole non sono abbastanza tostate. ripetete il precedente procedimento, mentre, nei tempi morti, preparate la borsa per andare a lavoro e scegliete con cura l'abbigliamento, visto che dopo le allieve hanno la lezione dimostrativa con i genitori.
dopo aver tostato e sbucciato per quanto si può le nocciule, tritatele grossolanamente. a questo punto, mentre rischiate di sbucciarvi le dita già sufficientemente sbrucciacchiate, pensate a come sarebbe migliore la vostra vita se aveste una mezzaluna tagliente, nuova fiammante, anzi no, dal bagliore adamantino. e invece no, non ce l'avete, non l'avete mai avuta e forse non l'avrete mai. a meno che un giorno abbiate il coraggio di entrare in quel meraviglioso negozio la cui vetrina è ai vostri occhi un mondo fatato.
tritato, mescolato con lo zucchero, e inserito negli albumi a neve, il composto va posto (qui si vede la poesia gastronomica mazzokkina) in una pentola di acciaio inossidabile degli anni di vostra nonna. una pentola di quelle che hanno solo un manico agibile, che devi usare 4 presine su un lato per non continuare a bruciarti. accendete la fiamma ma mettetela pianissimo, appena un soffio. mescolate con paletta di legno, a lungo, dolcemente, con pazienza. badate che non si bruci e attendete con amorevole cura per la vostra creatura che questa diventi color ambra, bella densa. l'odore sarà piacecole, se ne frattempo avrete modo di concentrarvi sul profumo del composto e non sulle nocciuole carbonizzate, vittime inconsapevoli del disastro della tostatura. una volta diventato di un bel maroncino caldo e lucido, via dal fuoco. dovremmo fa raffreddare ma sono già le 15,25. il forno è ben caldo a causa della tostatura, e sarà posto precisamente a 165° C, per 15 minuti di cottura. carta da forno sul testo rettangolare, mettete il composto, che dovrebbe essere caldo, ma non troppo, a mucchietti. dovrebbero uscirne 24 ma a me vengono una ventina a causa del bruciore sulle solite dita, perchè il composto non è caldo ma ancora bollente.
infornate e aspettate 15 minuti che trascorrerete preparando i cd della lezione, i cioccolatini per le bambine e vestendovi. dopo il quarto d'ora prefissato, andate e rendetevi conto che il forno era a temperatura troppo bassa. alzate realmente a 165° C e lasciate altri 5 minuti, trascorsi a cercare un rimmel che non troverete mai. spegnete e mirate: faranno veramente schifo solo a guardarli. esperimento poco entusiasmante, ve ne andrete senza assaggiarne uno e convinti di non portarli in dono, come avreste voluto fare. tornate a casa alle 20,30. guardateli che vi fanno un po' tenerezza, che vi aspettano, poverini, per tutto questo tempo. azzannatene uno con rabbia. la meraviglia si impossesserà di voi. soprattutto quando, il giorno dopo, qualcuno, dopo averne mangiato uno, vi chiederà: ma dove li hai comprati?
 
eh, queste sì che so' soddisfazioni.... 
21 décembre

sfocata... sì, sfocata senza u

non ho voglia di scrivere.
tanti pensieri formulati la notte che non lasciano traccia.
sfocata.
come la mia vista ora, dop un paio di occhialetti nuovi e un astigmatismo a sorpresa.
pazienza.
un anno fa, felice e beata,me ne ritornavo a casa carica di una parte di bagagli. che viaggio, capirai, Roma-Nettuno.
Entusiasta all'idea di ritornarmene a casa, in dolce compagnia e tavola bandita, tristemente e in pochi secondi dopo il mio arrivo, realizzo che sarà un periodo del cazzo anche questo. da alcuni anni, ormai, non c'è tregua.
festività che avrei potuto godermi in panciolle a casa mia o nel tepore di casa sua, oppure a spasso per il paesello, e che invece ho trascorso accanto a un letto di ospedale, a sferruzzare la mia ultima (fiammante) sciarpa.
passato un anno.
stage giornalistico. nessuno commento in merito. spero solo che quelli che si sono arricchiti con i soldi di chi cerca in qualsiasi modo di prepararsi e professionalizzarsi perdano quegli stessi soldi con una bidonata. invochiamo la nemesi, che porti giusta penitenza a quei bastardi. magari con l'aggravante che è pure gente di sinistra. bella vergogna...
spettacolo per il quale non sei pronto se non balli per tutto l'anno e che, oltre a farti fare strambe figure, ti fracassa un muscoletto.
articoli del cacchio per i quali sono più i soldi che spendi in telefonate e in viaggi per andare in redazione a vedere altri che, stipendiati, non fanno un cacchio.
estate troppo breve e poco vissuta. il ruolo di penelope mi sta abbastanza stretto. e mi stresso. pure perchè le spiagge scompaiono.
sconosciuti vengono a turbare il già precario equilibrio fami-domiciliare. mi difendo cominciando a fare miei quelli che prima erano pregiudizi altrui e che ora però sono giudizi fondati. e sono giudizi miei, e non mi interessano quelli degli altri in merito.
passa l'estate e manco me ne rendo conto, dopo una breve e pure troppo angusta pausa oltr'alpe.
lotto con me e con altri.
decisione a lungo rimandata, sulla quale serpeggiano dubbi insistenti.
l'unico aspetto edificante è che...
un sacco di gente non conta un cacchio per me. per fortuna.
e soprattutto,meno male che non sono loro!
certo, il mondo è fortunato ad avere me!
 
 
sì, sono sfocata.
ma, come tanta gente, "io ho problemi". quindi se sopportate tutti quegli stronzi che "fanno così perchè hanno problemi", allora sopportate anche me....
 
 
 
sfocata2
9 décembre

mantenuta ma filosofa

sorriso posticcio. fa pena solo il ricordo.
strizza gli occhi e solleva arricciando il labbro superiore scoprendo piccoli denti incastonati in una gengiva da vecchia.
compiaciuta di se stessa, del suo intellettuale fascino, in questa smorfia che vorebbe essere un sorriso soffia con il naso all'insù, conficcato in alto, e parla con un accento di saccente meridionale arrampicatasi ad una laurea in filosofia.
 
 
Foto senza titolo
5 décembre

niente di personale

"non prenderla come qualcosa di personale".
nono.
e che so' 'na persona, io?
 
4 décembre

ma annassero a magnà er sapone

  
 
Tanto lo sapete che sono mesi che ho rodimenti infiniti.
Per tanti motivi. Chi non ne ha?
Allora dopo aver compiuto uno dei più grandi sbagli che possa ricordare in questi brevi ma intensi 29 anni, mi sono rotta le scatoline. è già da un po' che mi stava stretta questa cosa di....
tipo....
no, va be', ma sei rigida, ti innervosisci subito, bisogna fare la gavetta, questo è il modo per imparare, devi coltivare i contatti, vedrai che qualcosa esce fuori...
tutto ciò per giustificare un atteggiamento che io dovrei tenere, e cioè tenermelo in quel posto.
solo perchè sono una persona che non ama scazzare e che incassa in silenzio.
allora, dopo aver mandato chiaramente al diavolo un ex amico, ho fatto la falsa chiedendogli ipocritamente scusa. perchè poi lui ha detto a me ci tiene. io a lui non tengo per nulla e quindi lo prendo in giro così, povero cretino. pensa che io creda davvero alle parole che gli ho detto. invece no. e da me non può aspettarsi più nulla di "vero".
 
poi capita che mi senta presa in giro a causa della mia esperienza giornalistica. presa in giro? forse è l'espressione sbagliata per il sentimento di fastidio che provo, che mi porta quasi alle lacrime isteriche (fenomeno per me molto comune, da una vita, insieme alla psoriasi galoppante e agli sbalzi di peso).
scrivo quello che mi chiedono, telefono a tutta italia, perdo ore davanti al pc quando mi si fracassa anche l'hard disk. chiamo, richiamo, cerco, scrivo e penso, anche troppo per una vaccata del genere. consegno il pezzo dopo che mi mettono le fregole. Invio e-mail per sapere se andasse bene o meno. silenzio. manco pagassero di tasca loro la connessione che hanno in redazione.
passano settimane. ingenuamente penso che sia ormai stampato, bello e pronto, il numero di dicembre con il mio pezzo (che fa parecchio schifo, a me per prima, vista l'inutilità). invece alle 13,40 mentre a tavola cerco di mangiare la mia zuppa di legumi tra gli isterismi familiari a causa della ultima badante poco efficiente (ma la gente che cazzo ne sa, di quello che vivo dentro casa tutti i giorni?) mi chiamano dalla redazione, telefonata che volutamente ignoro. poi controllo la posta, al nuovo indirizzo da me comunicato loro circa venti volte, da cui ho inviato materiale per il famoso articolo, ma loro sono riconoglioniti, a forza di fare passeggiate a villa ada o andare a grindrìc! quindi l'ulitma mal capitata mi scrive sul vecchio, chiendendomi di rimettere mano a tutta la prima parte, perchè, non so quando, ne ha parlato con il direttore, e che devo sentire un tipo che ha fatto delle cose con loro di cui devo inserire dichiarazioni, a cui devo chiedere immagini e che prima faccio meglio è.
certo.
perchè il numero di qeusto tizio è uscito ora, quando io chedevo loro contatti due mesi fa, e non me li hanno passati. perchè poi loro il tipo lo conoscono, loro non pagano le telefonate da casa propria ai cellulari e soprattutto sono stipendiati per rompere le palle a me.
e soprattutto non mi hanno mai degnato di una risposta, dopo la mia consegna.
quindi la cara vostra dice lei, gentilemente purtroppo, che, l'avesse saputo prima che non andava bene, lo avrebbe rifatto in tempo, ma dopo email senza risposta e dopo settimane, la cara nullafacente non può aiutarli.
 
 
che il pezzo lo cestinino,che lo rifacciano, che mettano un altro nome, a me proprio non importa. questo è forse fare la gavetta? perchè così si impara a lavorare, a fare i giornalisti? perchè questo è formativo? e soprattutto corretto, visto che io non ho visto mai un euro bucato? manco epr rimborsare le telefonate fatte da me e gentilmente offerte loro dai miei due genitori pensionati di cui uno ridotto come un vegetale??????
  
 
potessi almeno p***iare al vento...
 
non ce la faccio più, regà.
me vie' da piagne.
2 décembre

messicanista all'opera

  
 
 
Passato il ventinovesimo.
So di potercela fare.
Dopo aver preparato crepes salate, facendole saltare dalla padella senza farle volare via, e dopo aver creato una crostata alla ricotta terminata in una sola mattinata, tento la spacconata.
 
Cerco nella rete e trovo un cake allo zafferano.
 
"Sìsì, lo zafferano ce l'ho, l'ho comprato l'altro dì al discount!"
 
Allora:
prendete:
 
200 g di zucchero e 50 g di burro.
 
qui dovete imprecare dicendo: "Porcazozza, io il burro lo odio!!! Maledizione..." Poi cominciate a schiacciare il burro un po' ammorbidito con lo zucchero in una terrina. e qui altre imprecazioni, dopo che vi si spezza la forchetta a furia di schiacciare e mescolare burro non sufficientemente ammorbito allo zucchero. (ho stoviglie del '15-'18)
 
aggiungi un paio di uova e mettiti subito ad usare la frusta elettrica, ché non riesci a mescolare bene il tutto
 
e poi ci va la farina: chi ce la fa? 250 g so' tanti...
 
aggiungi la scorza di un limone grattugiato, preferibilmente senza grattugiarti le nocche: potrebbero esserci dei vegetariani!
 
un po' di lievito in polvere mescolato con mezzo bicchiere da vino di latte e mandorle grossolanamente tritate.
 
ed ora:
voilà, il tocco di sciccheria!
Signore e signori, è arrivato il momento di aggiungere lo zafferano, che avete in dispensa perché acquistato giorni prima al discount.
 
Arrampicatevi sulla sedia traballante, allungatevi e afferrate tremila boccette prima di rendervi conto che tra paprika dolce, cannella, noce moscata, timo e pepe nero, quello che avete comprato è....
 
ZENZERO!!!!!!! 
 
O_O
 
Allora invece di imprecare contro voi stessi, rimediate. siete o non siete ormai grandi scief?
"E io ci metto la cannella e chissenefrega. e sai che ti dico? ci metto la scorza di arancia così faccio il cake all'arancia e cannella... ah, no, porcaput, ho già messo il limone. be', pazienza!"
unisci la cannella, mescola ancora mentre il forno si sta scaldando a 230°C e la tortiera è imburrata (io odio il burro!).
lasciate cuocere l'opera per 20 minuti e poi lasciala freddare nel forno spento.
leccatevi le dita insieme a vostro nipote, vostro fratello e la vostra gatta che in un pomeriggio ne sbranano i tre quarti.
 
1 décembre

hai magnato?

 
 
concittadino illustre,
eccolo a voi.